Home APPROFONDIMENTI E INCHIESTE Giù le mani dal nostro ospedale: il grido dei genitori per l’Ospedale di Putignano

Giù le mani dal nostro ospedale: il grido dei genitori per l’Ospedale di Putignano

by Emanuela
CHIUSURA OSPEDALE DI PUTIGNANO

Sono venuta a conoscenza di questa vicenda grazie a una mamma che segue il blog, che mi ha invitata nel gruppo FB di più di 11 mila iscritti “Giù Le Mani Dal Nostro Ospedale!”.

La storia riguardo la chiusura dell’Ospedale Santa Maria degli Angeli, che a quanto pare è stato deciso debba chiudere, mi ha subito coinvolta: le persone che animano questo gruppo sono impegnate, agguerrite, arrabbiate, combattive. Non si arrendono di fronte a questa scelta, che trovano incomprensibile.

Quello di Putignano sembra essere un ospedale ben funzionante, per cui tutti sono rimasti perlomeno stupiti dalla decisione di chiuderlo, tanto da creare un vero movimento cittadino di protesta, culminato poi la sera del 18 luglio in un corteo pacifico per le vie del centro cittadino. A salire sul palco per il dibattito a fine manifestazione non sono state solo le mamme ma anche un medico, il Dott. Ferruccio Ferrigno, specialista in ostetricia e ginecologia che conosce la realtà del Santa Maria degli Angeli dall’interno e si dichiara fortemente perplesso circa lo smembramento di un reparto efficiente come quello di Putignano. Il Dottore analizza dati, domandandosi se le autorità competenti abbiano in mano gli stessi dati o dati falsati, perché questo è davvero un ospedale che funziona, certo forse con qualche mancanza che sarebbe stata però facile da colmare con qualche intervento di riorganizzazione strutturale. Di certo nessuno pensava che si potesse arrivare alla chiusura del nosocomio.

Fatto sta che dal 1° luglio 2017 il reparto di ostetricia e ginecologia non è più operativo, o meglio, restano alcuni controlli ambulatoriali ma non è possibile, per le mamme che sono state seguite dal reparto partorire al Santa Maria degli Angeli.

Così le mamme e i papà in attesa, nonostante nutrano ancora la speranza di riuscire a impedire questa chiusura, sono costretti a pensare a un piano B, ad un ospedale alternativo per far nascere i loro bimbi. La questione però è tutt’altro che semplice.
Putignano infatti serve un bacino di pazienti molto ampio e il reparto di ostetricia conta all’incirca mille parti l’anno. Inoltre è uno dei pochi ospedali della zona a garantire la partoanalgesia (epidurale) h24 e gratuitamente, oltre ad effettuare la raccolta di sangue cordonale in grandi quantità.

Le paure e i disagi sono diversi e alcuni li ho raccolti dalla viva voce di chi li sta vivendo.


Le testimonianze delle mamme e dei papà

Antonio è un neopapà. La sua bimba è venuta alla luce da pochi giorni al Policlinico di Bari.

“L’esperienza è stata bellissima, ho sentito sensazioni che il mio corpo non ha mai provato in vita mia: cambiano i pensieri, ti senti già da subito una persona molto responsabile” mi racconta. “Di paure ne ho avute, anche perché sono un ragazzo molto ansioso” continua parlando della compagna in travaglio “il mio pensiero era rivolto solo ed esclusivamente a lei e alla bambina, volevo che tutto finisse in fretta, avere mia figlia finalmente tra le braccia e abbracciare sua madre”.

Un racconto condiviso da molti papà, la differenza è che Lorena, la moglie di Antonio, è giunta all’ospedale di Putignano il giorno prima della chiusura. Era l’ospedale della loro città, quello dove pensavano che sarebbe nata la loro bimba, invece quando si sono recati in reparto per una sospetta rottura del sacco amniotico il 30 giugno, ad accoglierli c’è stato un clima di profonda tristezza, perché l’indomani il reparto sarebbe stato ufficialmente chiuso.
A raccontarmelo è Porzia, la nonna (difficile a crederci perché giovanissima e bellissima!) di questa bimba.

Il personale era tutto demoralizzato per la chiusura. Una infermiera che ha lavorato lì per 42 anni (mancavano pochi giorni alla pensione) piangeva.

La rottura del sacco è un falso allarme e la mamma entra in travaglio un paio di settimane dopo e viene appunto portata al Policlinico da Antonio e Porzia, che racconta:

Eravamo distrutti le 48 ore più lunghe della nostra vita. Il disagio della lontananza, di non poter andare a casa a rinfrescarci. Tutto il personale compreso il nostro ginecologo sono stati bravissimi nonostante hanno avuto un gran da fare quella mattina.

CHIUSURA OSPEDALE DI PUTIGNANO

Una bellissima immagine di Antonio e della moglie Lorena durante il lungo travaglio

Anche Antonio ricorda quelle interminabili ore:

48 ore di lungo travaglio, è stata l’attesa più lunga della mia vita. E bella. A costo di non ritornare a Putignano e farmi 40 km in auto, ho dormito sulle sedie della sala d’attesa (molto scomode) e in auto. Per ben due giorni ho solamente dormito 6 ore: non pensavo più a nulla.
È una storia molto lunga che un giorno racconterò a mia figlia, anche per la chiusura del reparto di Putignano: avrei voluto che nascesse lì, come suo padre.

Chiedo ad Antonio, immedesimandomi nel suo racconto avendo affrontato due parti ed essendo in procinto di dare alla luce il nostro terzo figlio, come abbia vissuto l’idea di dover cambiare ospedale. Personalmente sarei abbastanza terrorizzata, invece lui mi spiazza. Potrebbe usare parole pesanti, farsi prendere dalla rabbia, invece è misurato e saggio:

Anche se ho cambiato ospedale ero molto tranquillo perché sapevo di essere in buone mani, a Bari abbiamo il nostro ginecologo di fiducia che ha seguito la gravidanza, le mie preoccupazioni erano più che altro per il parto essendo la prima volta per mia moglie

Poi Antonio mi saluta perché deve andare a trovare la moglie e la figlia in ospedale: il cuore mi si riempie di tenerezza, di vicinanza verso questa coppia di genitori che nonostante gli imprevisti ha avuto un atteggiamento positivo: complimenti e tanti auguri per questa vostra nuova ed emozionante avventura a tre!

La seconda testimonianza la raccolgo da Angela, una mamma in attesa del suo secondo bimbo. Mi racconta che avrebbe tanto voluto partorire all’ospedale di Putignano, come aveva già fatto per la prima figlia, che ora ha 6 anni. Lo ricorda così:

Ho partorito serenamente , circondata da infermieri dolcissimi e professionali. La paura era tanta ma il loro affetto, i loro sorrisi riuscivano a rendere tutto più sereno. I medici preparatissimi, attenti e scrupolosi. Partorire in quel reparto era un po’ come ” partorire in casa” con attorno una grande famiglia.
Chi ha affrontato un parto sa quanto sia importante l’ambiente in cui ci si ritrova a dare alla luce ad una nuova vita. La fatica, la paura, il dolore e quella sensazione di essere accolti con amore, comprensione e professionalità, è fondamentale. E lasciare un posto dove si è trovato tutto questo deve essere un po’ destabilizzante. E Angela non la nasconde:
Questa gravidanza la sto vivendo davvero con molta ansia. E come me tante altre mamme. C’è paura, preoccupazione e tanta tensione.

Non so come andrà a finire questa storia, ma ammiro queste persone che si impegnano attivamente, lottando in quello in cui credono: non si limitano come tanti a polemizzare sui social o nei bar di paese, ma scendono in piazza in cortei cittadini, scrivono lettere aperte ai politici, contattano la stampa per far conoscere cosa sta accadendo.

Continuerò a seguire la loro storia e concludo con una frase di uno dei più famosi combattenti della storia:
Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.
(Ernesto Che Guevara)

Ringraziamenti

Grazie ad Antonio e Lorena per il racconto e la concessione del consenso alla pubblicazione della foto, grazie a Porzia e Angela per la testimonianza, grazie agli amministratori della pagina Francesco, Rosa Lia, Marco per avermi aiutato a raccogliere queste storie. Non mollate. 

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