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Diastasi addominale post parto: cos’è e come ho scoperto di averla

by Emanuela
diastasi addominale post parto

La diastasi addominale dei muscoli retti è uno di quei regali non richiesti e poco graditi che mi ha lasciato l’evento più bello della mia vita: la gravidanza e la nascita dei miei 3 figli. Oggi cercherò di raccontarvi con parole semplici cos’è, come mi sono accorta di averla e quali disturbi comporta.

Diastasi addominale dei retti: cos’è?

I retti addominali sono i principali muscoli della parete addominale anteriore e si estendono dal processo xifoideo dello sterno fino al margine superiore del pube. In condizioni normali sono separati solamente dalla linea alba o linea mediana, una sottile fascia fibrosa, particolarmente robusta e scarsamente vascolarizzata.

Quando i due muscoli retti (quello di destra e quello di sinistra) si allontanano dalla linea alba, si può parlare di diastasi addominale. Dai medici è ritenuta fisiologica una separazione fino a 2,5-3 cm e attribuiscono la definizione di diastasi per distanziamenti superiori.

Diastasi addominale in gravidanza e nel post parto

Durante la gravidanza e l’aumento di volume dell’utero, si va incontro ad una diastasi del tutto fisiologica, che avviene per la stragrande maggioranza delle donne. In genere nel post parto i retti addominali tornano col tempo al loro posto, in un periodo variabile che può andare da 4-5 mesi fino a 1 anno. Questo ritorno alla normalità avviene per 2 donne su 3.

Per il restante 30% circa delle donne che hanno partorito, i retti restano separati e si può parlare di diastasi addominale post parto.

Le situazioni che favoriscono la comparsa della diastasi addominale post parto

  • L’età superiore ai 35 anni
  • un feto dal peso elevato
  • una gravidanza gemellare
  • pluriparità

La diastasi addominale può verificarsi anche in situazioni diverse dalla gravidanza. Sono da citare come fattori di rischio: l’obesità, l’invecchiamento, la menopausa, l’eccesso di attività fisica.

Sintomi e disturbi della diastasi addominale post parto

I sintomi possono essere diversi, i più frequenti sono a carico della schiena, come dolore nella regione lombo-sacrale e iperlordosi. Questo avviene ovviamente perché i muscoli retti servono per sostenere il peso e accompagnare nei movimenti la parte del tronco. Venendo a mancare questo sostegno, tutto il peso grava sui muscoli della schiena che inevitabilmente si affaticano causando dolori anche cronici di entità variabile e l’assunzione di una postura scorretta.

Meno frequenti ma non per questo meno importanti sono disturbi a carico del sistema respiratorio e l’incontinenza urinaria. Questi sono problemi che hanno un grande impatto sulla qualità di vita di una persona e per questo vanno tenuti, insieme al dolore, in grande considerazione. Può essere presente anche dolore addominale, specie in caso si sforzi e in presenza di ernie, e disturbi allo stomaco in particolar modo dopo i pasti, quali dolore, nausea e difficoltà digestive.

Un disturbo della diastasi addominale più estetico che di salute è quello della pancia a palloncino. In alcuni casi la pancia può lievitare fino a far sembrare la donna ancora incinta, costretta a rispondere alle continue domande sul suo stato interessante, quando non lo è. Sempre restando sul fronte più estetico, si può avere anche un eccesso di pelle (cute e sottocute) fino ad arrivare a un vero e proprio grembiule addominale, come si può vedere dopo un dimagrimento repentino nei pazienti ex obesi.

Complicanze della diastasi addominale: ernia e laparocele

Nel quadro clinico della diastasi addominale è possibile avere due complicanze che sono rappresentate da ernia e laparocele. Vediamole brevissimamente.

diastasi addominale ed ernie

Photo credit to inran.it

Cos’è un’ernia addominale

L’INRAN la definisce come “una patologia che prevede la fuoriuscita di un viscere dalla cavità addominale in cui di solito risiede”. Nel caso delle gravidanze, una delle ernie più comuni è quella ombelicale. Negli adulti il trattamento dell’ernia ombelicale è necessariamente di tipo chirurgico, in modo da evitare che possa progredire fino a portare a rischi per la vita del paziente, come nel caso dell’ernia strozzata.

Cos’è un laparocele

Spesso i termini ernia e laparocele sono usati come sinonimi o in modo non adeguato. Sempre l’INRAN ci dà una chiara definizione: “il laparocele è […] una fuoriuscita delle viscere (per viscere si intende qualunque organo interno) e dei tessuti adiacenti (di solito adiposi) dalla cavità addominale, avvenuta attraverso una breccia della parete in fase di consolidamento cicatriziale a livello di una ferita laparotomica” quindi in seguito ad un intervento chirurgico a cielo aperto.

Il laparocele possiamo dire che è un particolare tipo di ernia, una complicazione di un intervento chirurgico.


diastasi addominale post parto - la mia storia

Il mio pancione in attesa di Giovanni, 35+0

Come ho scoperto di avere una diastasi addominale: la mia storia

Quella sopra sono io, con la mia pancia gigante, i primi di agosto 2017. Vi racconto un po’ come sono andate per me le cose.

Durante la gravidanza di Francesco ho preso parecchi kg, ma è stato dopo la nascita di Pietro che mi sono accorta che di certo c’era qualcosa che non andava nel mio addome. Dopo il parto infatti mi era rimasta una strana pancia, che si gonfiava molto alla sera. Mi dicevo che era normale che il corpo cambiasse dopo 2 gravidanze e che forse le smagliature che mi erano comparse nell’ultima settimana di gestazione potevano contribuire a farla sembrare non normale.

Col senno di poi, avevo 3 dei 4 fattori di rischio sopra citati: più di 35 anni, Pietro pesava quasi 4,1Kg alla nascita e avevo già avuto un figlio.

L’autovalutazione

Ho cercato un po’ on line, ho parlato anche con la mia ginecologa e ho capito che la mia poteva essere diastasi addominale. In un gruppo FB ho visto un video su come fare l’autovalutazione e mi sono accorta che quel “buco” fra gli addominali c’era ed era anche bello grosso. Documentandomi ho anche imparato che se si vogliono altri figli è meglio rimandare gli esami diagnostici per valutare la diastasi, quindi mi sono messa il cuore in pace e di lì a pochi mesi ho scoperto di essere in attesa di Giovanni.

Vi lascio in fondo al post il video più sintetico e chiaro per effettuare l’autovalutazione a casa. 

L’ecografia

Il parto di questo terzo figlio è stato un cesareo, a differenza dei due precedenti, e nell’immediato post, prima di essere dimessa, ho fatto un consulto con un chirurgo addominale per una sospetta ernia. Il medico mi ha consigliato di fare a 3 mesi dal parto un’ecografia dei tessuti molli cute e sottocute, per verificare l’effettiva presenza o meno dell’ernia. A quel punto, visto che era la stessa ecografia che si fa per valutare la diastasi, ho pensato di prendere due piccioni con una fava.

L’autovalutazione ancora mi faceva pensare senza tanti dubbi che la diastasi ci fosse e l’ecografia me ne ha dato conferma: diastasi addominale di 7,5cm più piccola ernia.

diastasi addominale post parto -ecografia

La ecografia che attesta la mia diastasi di 7,5cm + ernia

La visita col chirurgo

Avendo avuto conferma di una diastasi addominale piuttosto ampia, non mi restava che fare un colloquio per avere il parere di un chirurgo.

In genere è consigliabile attendere almeno 6-8 mesi prima di una valutazione chirurgica, ma visto che la mia diastasi risaliva al secondo parto, ho avuto il via libera dal medico per recarmi un po’ prima da lui, a 4 mesi dal parto. Dopo la valutazione sono stata inserita in lista per affrontare l’intervento in regime di SSN, a pochissimi km da casa.

L’intervento non sarà a breve, perché le liste sono abbastanza lunghe e sono calendarizzate in base alla priorità valutata dal chirurgo. Avendo una priorità medio-alta non ci sarà tantissimo da aspettare.

Ok che ci possono essere dei disturbi, ma non hai delle metastasi, quindi non c’è urgenza per l’intervento, per cui bisogna avere pazienza e aspettare un po’

Queste sono state le parole del chirurgo e non potevano che trovarmi d’accordo. La diastasi crea problemi, ma ovviamente non si muore. Quindi si può attendere anche un anno o due o perfino tre, perché questi spesso sono i tempi tramite il SSN. Se qualcuno non fosse disposto ad aspettare e ha le possibilità, si può sempre decidere di fare l’intervento a pagamento con tempi molto più brevi.

In ogni caso il medico dice che è preferibile attendere almeno 1 anno dal parto, per l’assestamento ormonale: durante la gravidanza infatti gli ormoni ci aiutano a modificare il nostro corpo per affrontare il travaglio e il parto. Uno degli effetti degli ormoni è la lassità o  rilasciamento dei tessuti. E’ auspicabile quindi attendere con pazienza qualche mese in più per intervenire su un tessuto tonico e capace di sostenere bene le suture dell’operazione.

Potete avere alcune informazioni su come curare la diastasi addominale in un articolo del blog interamente dedicato agli interventi (chirurgici e non) e alle indicazioni su dove è possibile operarsi “gratuitamente” tramite il Sistema Sanitario Nazionale.

Se avete domande potete scrivere nei commenti sotto a questo articolo e se lo ritenete utile potete condividere l’articolo sui canali social


Video per l’autovalutazione della diastasi addominale.

 

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4 comments

Sara 5 Marzo 2018 - 1:51

Sono stata operata di ernia ombelicale a 2 anni dal un parto trigemellare . L’operazione dicono essere andata molto bene . Io a una settimana dall’operazione accuso dolori all’addome e al pube e e alla schiena per problemi di postura questo penso rientri nella normalita’. In piu’ ho un terribile costante mal di testa e febbre a 38.5 . Vorrei conoscere altre esperienze post operatorie per poter fare dei confronti . Grazie a chiubque voglia raccontarmi la sua esperienza

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Emanuela 5 Marzo 2018 - 8:15

Ciao Sara. E’ importante approfondire la questione della febbre con un medico, perché dopo un intervento è un sintomo clinico importante. Non trascurarlo e facci sapere gli sviluppi

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CLAUDIA 17 Novembre 2018 - 15:37

Ciao mi chiamo Claudia, sono alla seconda gravidanza e dopo la prima (4 anni fa) mi è stata diagnosticata una diastasi addominale di 4,5 cm che col tempo si è ridotta a 1,5 cm. Ora sono alla 28esima settimana e se inarco la schiena si nota parecchio la pancia a siluro, ora mi sorge un dubbio, sarebbe meglio un parto cesareo piuttosto che uno naturale? La mia ginecologa non si è pronunciata su questo. Grazie.

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Emanuela 17 Novembre 2018 - 19:45

Ciao Claudia, innanzitutto congratulazioni per la tua gravidanza 🙂

Il cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti e si dovrebbe percorrere questa strada quando ne sussistano le indicazioni cliniche. La diastasi non è una indicazione al taglio cesareo, se poi (come è stato per me) può portarti altre complicazioni, i medici sceglieranno il tipo di parto più adatto per te e il tuo bambino.

Dopo circa 6 mesi dal parto puoi ripetere l’autovalutazione ed eventualmente procedere con un’indagine ecografica. In bocca al lupo!

Ps. Io mi sono finalmente operata, 2 mesi fa 🙂

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