Home APPROFONDIMENTI E INCHIESTE Le mie tre gravidanze ovvero dell’ignoto, della consapevolezza, dei timori

Le mie tre gravidanze ovvero dell’ignoto, della consapevolezza, dei timori

by Emanuela
racconto gravidanza figli dolce attesa

E così sono arrivata alla 40esima settimana, per l’esattezza vi scrivo all’alba dei 39+5, davanti a cappuccino fumante. Ieri è stato un giorno particolare, ma partiamo dall’inizio…

Questo è il terzo figlio, desiderato, amato e arrivato a brevissima distanza dagli altri due. “Ogni gravidanza è a sè”, non è solo una frase di circostanza o un luogo comune, per me è stata una grande verità.

Dell’ignoto

La prima, la gravidanza di Francesco, è stata quella che definisco la gravidanza dell’ignoto, quella in cui in fondo non sapevo cosa aspettarmi. Ascoltavo racconti, così diversi, e mi facevo forza col pensiero che tutte le donne partoriscono da sempre, e io non avevo niente di meno rispetto a loro. Quindi ce l’avrei fatta e sarebbe stata un’esperienza stupenda. Verissimo. Però…

Passano le settimane, i mesi, le nausee, la stanchezza, le giornate a leggere libri, a coccolarmi e a coccolare quel pancione. Arriva il termine e oltre, finché superiamo le settimane di sicurezza per cui vinco il premio di parto indotto. Sono completamente immatura e talmente chiusa là sotto, che simpaticamente battezziamo il mio utero Fort Knox.
Quindi induzione con Propess, a 41+3 e Francesco arriva fra le mie braccia a 41+4, dopo 22 ore.

Un travaglio sconvolgente, terrificante a momenti, fra l’allerta della sala cesareo e i cocktail dell’anestesista per farmi riprendere. E’ un travaglio che non mi sarei aspettata, ma questo lo riesco a dire solo dopo, una volta che tutto è finito. Quando Francesco arriva fra le mie braccia, tutte le ore di fatica e di dolore, scompaiono: siamo in tre, la personificazione vera e reale dell’amore mio e di Stefano è con noi e sta bene. Pesa più di 3,8kg ed è bellissimo. Le ostetriche mi danno la battuta sul fare il secondo, visto che il primo è proprio bello e senza esitare rispondo che sicuramente ne faremo un altro.

Della consapevolezza

Nonostante sia stata un’esperienza davvero dolorosa e difficile, la felicità della nascita di quel bimbo mi ripaga di tutto.
Così qualche mese dopo riproviamo e inizia la gravidanza di Pietro, quella che ricordo come la gravidanza della consapevolezza. So finalmente cosa mi aspetta, non per sentito dire, ma questo non mi spaventa, con mio grande stupore vivo una gravidanza serena. Gestire Francesco col pancione non è facile, ma tutto sommato me la cavo e sono un’ottimista, penso che al secondo parto andrà tutto meglio. Infatti è così.

Pietro è lo svizzero della famiglia: puntuale a 40+1 ha deciso che era arrivato il momento di conoscerci. Il travaglio è stato perfetto. Al mattino iniziano le contrazioni, poco dolorose ma che diventano regolari e nel pomeriggio mi si rompono le acque. Andiamo in ospedale e la sera stessa, dopo circa 5 ore, nasce il nostro secondogenito. E’ la copia esatta del fratello, due gocce d’acqua. Anche lui è bellissimo e pesa più di 4 kg.

Al post travaglio l’amara sorpresa: non riesco a camminare e provo un tremendo dolore al bacino. Mi mandano a fare un RX e questa volta vinco una diastasi della sinfisi pubica post parto. 10 giorni di riposo a letto, antidolorifici, circa 6 mesi a casa per riprendermi completamente. Il bimbo era un po’ troppo grosso rispetto alla mia struttura fisica, questa è la spiegazione. A casa con due bimbi non è facile, ma tutto passa e siamo pronti per mettere in cantiere il terzo figlio…

Dei timori

Il test positivo arriva subito: è la terza gravidanza, quella che che riconosco come la gravidanza dei timori. E’ una cosa strana. Penso che avrei dovuto essere più preoccupata alla seconda, visto com’era andato il travaglio di Francesco, invece questa è la gravidanza che ho sofferto di più a livello mentale.

Tutto in realtà parte alla 17esima settimana, quando sono sul divano, a casa, a guardare un cartone animato con Francesco, mentre Pietro fa il pisolino pomeridiano. Ho avuto qualche piccolo dolore, quindi preferisco stendermi un po’. D’improvviso un liquido caldo che esce e mi bagna tutte le gambe. Per un secondo penso che mi si siano rotte le acque, perché la sensazione è quella, ma appena mi tocco mi ritrovo la mano piena di sangue. Ho una grossa emorragia.

Credo che questo sia stato il momento che ha segnato il mio modo di vivere questa gravidanza. Tutto quel sangue mi ha messa davanti al pericolo concreto e reale che qualcosa potesse andare storto. Qualcosa per il bimbo, ma anche per me. Come se uno spettro scuro si fosse insinuato in quello che mi è più caro, la mia famiglia, mettendola in pericolo. Nei giorni di ricovero in ospedale ho avuto tanto tempo per pensare agli scenari peggiori, alle responsabilità che sento nell’essere moglie e madre di due bimbi piccoli.

La situazione poi si risolve, nel giro di un mese circa le perdite di sangue cessano: distacco del sacco amniotico di 13cm. Una cosa piuttosto rara, ma che capita, come molto rara è la diastasi pubica che si ripresenta verso il sesto mese di gravidanza. I dolori si fanno via via sempre più forti, fino a portarmi al nono mese con un’andatura claudicante. Così inizio i controlli. Tutti, medici e non, speriamo che il bimbo si decida a nascere un po’ prima perché anche lui sembra grosso come i fratelli. E invece Fort Knox è tornata inespugnabile.

Ora

Ieri l’ennesimo consulto, con la responsabile del reparto di ostetricia, che mette in qualche modo la parola fine a questa situazione: sono in lizza per vincere la seconda induzione. Ancora il mio utero è troppo immaturo per procedere, diversamente ieri mi avrebbero tenuta in ospedale per farlo nascere. Ma non ci sono le condizioni adatte, si rischia il parto distocico. Ci diamo ancora qualche giorno.
Lunedì mi ricoverano. I medici sono molto chiari nell’espormi fattori di rischio e fattori facilitanti questo parto, parliamo a lungo, mi spiegano che è possibile anche che si ricorra ad un cesareo, che predisporranno l’analgesia appena possibile per limitare il dolore al bacino, che saranno particolarmente attenti nel monitorare le condizioni mie e del bimbo. Dopo settimane di ansie e paure, mi sento rassicurata in qualche modo.

E così attendiamo. Con altri dubbi, altri timori, che inevitabilmente accompagneranno me e Stefano fino alla fine, finché anche Giovanni sarà al sicuro tra le braccia di mamma e papà, bello e cicciottello come i suoi fratelli.

 

Potrebbe piacerti anche

Leave a Comment

Send this to a friend