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Divenire genitori fra intimità e paure

by Emanuela
diventare genitore

Diventare genitori è uno dei passi più cruciali dell’esistenza umana e di coppia. Uno dei momenti più belli, più difficili, più terrorizzante, più elettrizzante, più ricco di significati.

Dal primo momento della gravidanza, inizia il nostro cambiamento. Da quella lineetta appena accennata, ogni cosa cambia e non sarà più come prima. Non a caso trascorrono 9 lunghissimi e interminabili mesi prima di dare alla luce i nostri cuccioli. Serve tempo, non solo ai bimbi per essere pronti alla vita fuori dal nostro corpo, ma anche per mamma e papà per fare il più meraviglioso viaggio interiore al mondo: sentirsi e divenire genitori.

9 lunghissimi mesi per diventare genitori

9 mesi in cui si ha il tempo di accettare i cambiamenti del corpo, dell’umore, della relazione di coppia, dello spazio di casa, delle priorità della vita. 9 mesi di nausee, di odori insopportabili, di sonno improvviso o di insonnia tremenda, di caviglie gonfie e bruciori di stomaco. 9 mesi di fantasie su come sarà, a chi somiglierà, di che colore saranno i suoi occhi.

9 mesi in cui da uno terremoto fisico si arriva a un profondo cambiamento interiore.

La natura lo sa, per questo ci da tempo, ci da 9 mesi per prepararci, perché da quel punto in poi della nostra vita siamo una cosa nuova, una cosa che tutti ci possono raccontare, che noi possiamo immaginare, ma che si capisce solo provandola.

Come riuscire allora a prepararsi al meglio? Qual’è la ricetta per sentirsi pronti quando arriverà il momento?

Nessuna ricetta, nessun segreto. Anche se tutti lo cercano.

E allora via ad affannarsi su internet per suggerimenti su come fare un bagnetto o come cambiare un pannolino, a cercare informazioni su come allattare o quale biberon sia meglio contro le coliche. Ed è comprensibile, io sono stata la prima a farlo. Sono diventata una “tuttologa infantile”. Questo cercare ci serve nella pratica, ma ho capito solo dopo che la pratica è la parte minore.

Diventare il genitore perfetto

E’ utopia. Il genitore perfetto non solo non esiste, ma nemmeno serve esserlo, perfetti!

Non importa se sbagliamo marca di pannolini o tipo di bagnoschiuma. Non importa se tagliamo in modo sgangherato i capelli dei nostri figli o se gli mettiamo la più improbabile delle tutine. Non importano tantissime cose ai bimbi. O meglio, sono tanto piccoli quanto saggi, i nostri figli. A loro interessano solo le cose davvero importanti.

Amore, protezione, contatto, carezze, nutrimento, consolazione, rassicurazione, allegria, gioco, scoperta, dialogo, presenza, attenzioni, regole, abbracci, sorrisi, sogni, empatia.

Siamo biologicamente programmati per fare figli e moltissime cose non serve leggerle, l’istinto e i bimbi stessi ci dicono cosa fare. Se poi abbiamo dei dubbi, il confronto con altri genitori è la risorsa più preziosa. Qualcuno che prima di te ci è passato, che può capirti. Uno che non se ne esce a un tuo problema con la classica frase “Bambini piccoli, problemi piccoli. Vedrai quando crescerà!” che equivale ad un odioso “Le tue preoccupazioni sono cavolate, non come le mie che ho figli più grandi”.

La sfera intima del diventare genitori

Quando si parla di intimità e genitorialità si pensa sempre al sesso. Sembra che l’unico aspetto intimo sia quello legato ai nostri genitali. Nulla di più riduttivo.

L’intimità è una dimensione molto più ampia e profonda, e la parte più difficile di questa fase della vita è proprio il lavoro intimo e personale che ognuno di noi affronta nel diventare genitore. Si aggiunge un ruolo alla nostra vita.

Non siamo più solo mogli ma mogli e madri, non siamo più figli ma figli e padri.

Vi pare poco, ma trovare l’equilibrio fra questi vari ruoli non è facile. E poi ci sono i sensi di colpa. Quelli che ti logorano l’anima, quelli che se non sei abbastanza forte ti schiacciano. Quelli che ti frenano, che di tengono ancorata al suolo quando avresti voglia di spiccare il volo.

Questa è la sfera intima connessa all’essere genitore. Non è trovare la soluzione per una sveltina (o meglio, non solo quello!) è trovare un equilibrio fra essere donna, madre, lavoratrice, sognatrice, amante, amica. E’ trovare la dimensione per far incastrare tutte le cose e non farsi fregare dai sensi di colpa. E’ sorridere e guardarsi allo specchio dicendosi “Beh, alle volte sei un casino, ma stai facendo un buon lavoro!”

E lo stesso vale per i papà. Parlo alle donne perché sono una donna e mi leggono in prevalenza le donne. Non dimenticate che tutto quello che passate voi lo passano anche i vostri compagni. Quindi abbiate per loro le stesse attenzioni, la stessa comprensione che vorreste per voi, e cercate di sorridere tanto e spesso, insieme.

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